Con la scomparsa di Harold Pinter se ne è andata una delle voci più autorevoli della drammaturgia contemporanea. Erede della grande tradizione teatrale primo-novecentesca, Cechov (la sapienza delle “pause” e dei “silenzi” nella composizione drammatica) e Pirandello (la terribile, persistente “ambiguità” delle situazioni e dei personaggi) innanzitutto, attore, regista, sceneggiatore mirabile, Pinter col suo linguaggio teatrale innovativo (una perfetta strategia del “conflitto momentaneo”) ha contrassegnato la scena europea della seconda metà del Novecento più di chiunque altro scrittore di teatro riuscendo a riportare il Testo al centro dell’azione drammatica, aprendo nuove possibilità espressive al lavoro dell’attore e del regista. Harold Pinter, con l’inarrivabile maestria e importanza dei suoi tanti lavori teatrali costantemente caratterizzati dal tema della “minaccia” e della “memoria” – ricordiamo Il compleanno, Ritorno a casa, Il calapranzi, La stanza, Tradimenti, Il linguaggio della montagna –, è riuscito a dare una nuova e più illuminante coscienza culturale e politica al teatro come il luogo simbolico e poetico più vicino alla realtà, alla vita vera, probabilmente quello che riesce a mostrarcela meglio. Pinter, non soltanto attraverso il suo lavoro di scrittore, ma anche nel costante impegno “politico” e “umano” ci ha indicato, con la forza della parola giusta e dei comportamenti “irriverenti”, gli orrori che devastano il mondo e, insieme, quel possibile barlume di utopia che offre a tutti noi, invincibilmente, la possibilità di cambiarlo. Straordinaria la sua presenza a Torino quando, già malato, venne a ritirare, due anni fa, il “Premio Europa” per il teatro: fu un momento di grande emozione il suo intervento semplice ma deciso sulle guerre che devastano la terra e lo sterminio di tanti popoli, e le grandi responsabilità dei potenti della terra; e, poi, il suo discorso sul teatro, sulla poesia e sulla funzione della cultura nel mondo contemporaneo. Ci colpì soprattutto, in quel corpo visibilmente debole, la sua voce forte, ma calda e profonda, bellissima. Un immenso, commosso “grazie” ad Harold Pinter, all'uomo e all'artista, per le sue battaglie civili, per tutte quelle straordinarie immagini sceniche e quei magnifici dialoghi che ci ha regalato nel corso della sua intensa e utile vita.