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IL TEATRO DELL'IMPERFEZIONE

di Claudio Iankowski*

La mia attività di Formazione inizia negli anni ‘80. Da allora, in Italia e all’estero, ho condotto moltissimi laboratori presso scuole, organizzazioni ed enti culturali. Il mio lavoro è stato costruito prendendo a pretesto la messinscena dei vari spettacoli ognuno dei quali esprimeva una tematica particolare.

Attraverso il lavoro preparatorio è stato programmato e realizzato un percorso che avrebbe assunto con l’attuazione dello spettacolo e la riflessione sulle dinamiche prodotte da questo sugli attori, le stesse connotazioni di un evento psicodrammatico. Inizialmente il riscaldamento con la lettura del testo, il lavoro di immedesimazione e le tecniche psico-sceniche, le discussioni degli attori con il regista, poi le prove e lo spettacolo come un acting-out nel quale ogni attore ha rielaborato e ritrovato, nelle dinamiche del personaggio interpretato, le proprie, e infine, dopo lo spettacolo, una riflessione collettiva, una condivisione o sharing.

Per ottenere un lavoro più intenso e profondo, il mio teatro si è sempre definito come un teatro espressionista, particolarmente elaborato nelle scene, nei costumi e, soprattutto, nelle maschere e nel trucco estremamente ricercato e complesso. Il trucco, o addirittura la maschera, ha sempre evocato le forze interne proprie del personaggio rappresentato evidenziando il volto come sorta di maschera viva.

A tale proposito ho avuto il piacere di avere la collaborazione dei più importanti truccatori, scuole e laboratori di trucco. Dallo Studio di Rino Carboni (truccatore di Fellini), a Rosario Prestopino (truccatore di Dario Argento), dai Make-up artists di MAC al Makiage di New York, dallo Studio 13 all’Accademia di trucco a tanti altri come la Scuola di trucco di Cinecittà. Le maschere e il trucco per l’attore sono diventate una specie di medium che li ha trasferiti in un’altra dimensione.

Con l’assunzione della “maschera”, piano piano, nel corso del laboratorio, è avvenuto il cambiamento e dinamiche profonde e istintuali all'interno dell'attore hanno provocato in lui un coinvolgimento intenso che ha richiamato il suo vissuto e lo ha confrontato con le evoluzioni e la vita del personaggio attraverso le tematiche proposte dallo spettacolo. Le intense emozioni elaborate nella rappresentazione, hanno lavorato nel profondo rivelando verità e scoperte rivoluzionarie nella vita di ogni singolo attore-allievo che sono sempre riuscite a cambiargli, almeno in parte, la vita introducendo sicurezze e capacità di conoscere e gestire, con più determinazione e forza, il proprio io in una sorta di consapevole catarsi e conoscenza di sé.

Il teatro è diventato il luogo dove ogni forza primitiva si è fatta riconoscere e ha potuto essere espressa attraverso lo spettacolo, poi riletto e interpretato dal regista-demiurgo.

Finito l’evento, il mio lavoro ha consentito di rendere ognuno consapevole della propria rivelazione impostando un’analisi mirata a condividere anche con gli altri i risultati raggiunti, arricchendo così le esperienze del gruppo.

Devo dire che il mio teatro ha sempre cercato un ruolo de-stabilizzante e di destrutturazione delle convenzioni teatrali, nel senso che per me non è mai stato importante formare degli attori in un clichè ripetitivo e simile, ma semmai provare di dare a ciascuno quello che stava cercando oltre che raggiungere una formazione artistica personalizzata. Non è mai stata importante la ricerca del bello ma del vero, mai dell’esteriorità ma dell’interiorità.

Dei miei laboratori hanno fatto parte psicologi, psicoanalisti e psico-drammatisti che hanno cercato, nelle pieghe dell’anima, l’essenza e la vita degli allievi attraverso il gioco teatrale.

Ho sempre cercato un teatro imperfetto e sperimentale attraverso testi di grande contenuto espressivo e provocatorio. Ho elaborato copioni grotteschi, comici, talora tragici ma di grande effetto catartico.

I sentimenti sono stati sempre ricercati con forza liberatoria e con una recitazione spesso esasperata.

Ho cercato di usare tutta la forza provocatoria del teatro per sbloccare i miei allievi e trasformarli, unendo al lavoro sugli attori anche un lavoro sul pubblico che veniva, anche provocatoriamente, coinvolto fino a essere reso partecipe dello spettacolo e libero dalle finte convenzioni. Ho chiesto al pubblico di partecipare, oltre che emotivamente, in costume e di truccarsi o mascherarsi a seconda della tematica scelta.

In tanti anni di lavoro i miei laboratori, aperti anche a persone con dinamiche personali borderline, hanno saputo esplorare tanti territori di confine riportando negli allievi quello che ho sempre cercato nella vita: la libertà dell’essere e la ricerca della più profonda motivazione dell’esistenza.

Ogni viaggio è stato alla ricerca dei limiti più lontani e sconosciuti del proprio io, sempre scegliendo di abbandonare le finte sicurezze che ci rendono ciechi, chiusi nei nostri ruoli e non protesi alla ricerca di quello che potremmo divenire.

 

* Regista italo-polacco ha studiato presso lo Studio di Arti sceniche di Alessandro Fersen ed è laureato in Lettere, Pedagogia e come Educatore Professionale di Comunità. In qualità di regista ha al suo attivo oltre cinquanta regie su testi di Aristofane, Beckett, Brecht, Cechov, Euripide, Fedro, J. Gay, Goering, Goldoni, Gombrowicz, Gozzi, Herisko, Hoffman, Ibsen, Ionesco, Jarry, Leroux, Moliere, Mrozek, Pirandello, Plauto, Rostand, Rozewicz, Shakespeare. Svolge costantemente laboratori teatrali nelle scuole e presso il Teatro Greco di Roma. In corso di allestimento Alice nel paese delle meraviglie di Carroll.

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